Digitalizzazione: Italia fanalino di coda dell'Europa.

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L'Italia? Il fanalino di coda dell'Europa per quanto concerne le competenze digitali! Nell'edizione 2020 del Digital Economy and Society Index (DESI), il nostro Paese si classifica al terzultimo posto per l'acquisizione di competenze informatiche, tra tutte le Nazioni dell'Unione Europea.

Nonostante i numerosi sforzi e il dichiarato intento di migliorare lo stato di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e dell'economia, continua a destare preoccupazione il grave ritardo cognitivo descritto dall'indicatore "Capitale Umano", secondo cui, rispetto alla media UE, in Italia i livelli di competenze digitali di base e avanzate, risultano ulteriormente aggravati da un numero pressochè esiguo di specialisti e laureati nel settore ICT molto al di sotto della media europea, con pesanti ripercussioni negative sull'uso delle principali tecnologie digitali.

Dal punto di vista della Connettività, l'Italia ha ottenuto il punteggio di 50,0 occupando il 17° posto, in calo rispetto al risultato del 2019 (12° posto, punteggio del 48 a fronte della media UE del 44,7), ma in netto miglioramento rispetto al DESI 2018. 

La diffusione della banda larga fissa ad almeno 100 Mbps è passata dal 9% nel 2018 al 13% nel 2019, registrando una performance ancora troppo distante dalla media europea. Per quanto concerne la copertura delle reti NGA questa ha raggiunto l'89%, superando la media UE pari all'86%, ma nonostante questo il nostro Paese resta ancora molto indietro per la banda ultra larga VHCN, in attesa del completamento operativo degli interventi in corso di svolgimento, previsti nell'ambito delle più recenti misure di semplificazione e piani d'investimento, elaborati per lo sviluppo delle infrastrutture di reti esistenti. 

Stando all'analisi del report, solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni, possiede delle competenze digitali di base rispetto al 58% nell'UE; inoltre appena il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base, a fronte del 33% nell'UE.

Il diffuso divario digitale scoraggia e frena sempre più l'uso pervasivo dei servizi Internet: si stima che il 17% degli italiani non ha mai utilizzato il web, quasi il doppio della media europea. 

Lo scorso anno il 22% delle aziende italiane ha utilizzato i social media, mentre il 15% di esse si è avvalsa di un servizio cloud. Per quanto riguarda i servizi pubblici digitali, il nostro Paese occupa il 19° posto della classifica. 

Tuttavia, nonostante le buone prestazioni raggiunte negli ultimi anni in materia di E-Gov e Open Data, solo il 32% degli italiani usufruisce dei servizi, rispetto al 67% della media europea. Allo stato attuale non è possibile immaginare di poter competere con Paesi tecnologicamente avanzati come la Finlandia, ma è innegabile che c'è ancora molta strada da percorrere. 

Da un lato, lo scoppio della pandemia ha portato ad un'accelerazione senza precedenti nella digitalizzazione dei processi. Gli italiani volenti o nolenti, si sono ritrovati ad usare piattaforme tecnologiche per le conversazioni e il lavoro a distanza, a ordinare pasti o la spesa online, a fare acquisti su piattaforme e-commerce.

Dall'altro lato, con la tanto attesa e auspicata ripresa economica che seguirà non appena si riuscirà a debellare definitivamente il virus, le competenze digitali saranno sempre più al centro dei processi di assunzione promossi dalle aziende. In un simile contesto, dovranno cambiare anche le skill necessarie per competere sul mercato occupazionale. 

Pensiero critico e capacità analitiche, problem solving e autogestione saranno le competenze più richieste nei prossimi cinque anni. Ma anche notevole abilità di lavorare all'interno di team multidisciplinari e di utilizzare le nuove tecnologie, saranno skill sempre più fondamentali per uscire definitivamente dalla crisi.