Giovani e Tecnologia: il devastante impatto della povertà educativa digitale.

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Lo svantaggio digitale dei teenager? Una delle caratteristiche che rendono la povertà educativa, un elemento negativo per la società! Nonostante abbiano trascorso oltre un anno davanti agli schermi di tablet e pc, alle prese con la didattica a distanza, i giovani studenti italiani sembrano ancora privi delle competenze necessarie per affrontare al meglio il mondo digitale.

La chiusura e apertura a singhiozzo degli istituti scolastici, la mancanza di efficaci strumenti tecnologici e di abitazioni idonee a seguire la DAD, hanno contribuito ad aumentare la povertà educativa e la dispersione scolastica, lasciando evidenti lacune nell'apprendimento.

A confermare questa realtà, una recente indagine pilota realizzata da Save the Children in collaborazione con il Cremit (Centro di ricerca sull'educazione ai media all'innovazione e alla tecnologia), sulla povertà educativa delle nuove generazioni.

Quello che emerge è un quadro allarmante: il 29,3% dei ragazzi non è in grado di scaricare un file dalla piattaforma scolastica. La percentuale sale fino al 32,8% se si considerano coloro che non riescono ad utilizzare un broswer come Google Chrome o Firefox per la formazione a distanza, mentre l'11% non sa condividere lo schermo su Zoom. 

Dati che non sorprendono, se si considera che quasi un ragazzo su tre non ha un tablet a casa e uno su sette neanche un computer. Inoltre, dal rapporto emerge come anche il mondo dell'istruzione sia indietro nel processo di ammodernamento degli strumenti utilizzati: circa l'82% degli studenti intervistati ha dichiarato di non aver mai utilizzato un tablet a scuola prima dell'avvento della pandemia da Covid-19. 

Se da un lato la povertà educativa digitale dipende da dinamiche legate al contesto socioeconomico in cui vivono i ragazzi, dall'altro questa colpisce senza distinzioni tutti i bambini e gli adolescenti, quando si misura la loro abilità e capacità di conoscere e applicare le buone pratiche legate al districarsi tra opportunità e pericoli del web.

L'indagine Save the Children non risparmia anche il tema della cyber security: circa il 10% dei soggetti intervistati non è in grado di riconoscere una password di sicurezza media o elevata e, inoltre, quasi un terzo del campione è pienamente convinto che l'età minima per avere un account sui social, sia inferiore ai tredici anni. Il 30% non conosce la corretta procedura per rendere un profilo Instagram accessibile solamente ai propri follower e non al pubblico. La percentuale si impenna letteralmente quando si parla della cessione della propria immagine ai social media.

I dati risultano allarmanti anche per quanto riguarda il mondo dell'informazione digitale. Il 46% dei ragazzi intervistati, non è in grado di riconoscere una fake news su temi di stretta attualità. Ecco quindi che si configura una nuova dimensione della povertà educativa: la povertà educativa digitale, ovvero la privazione delle opportunità per apprendere nuovi concetti, ma anche per sperimentare, sviluppare e dare sfogo alla creatività attraverso l'uso etico e responsabile dei moderni strumenti digitali.

Si stima che la povertà minorile in soli dieci anni è aumentata del 10%, raggiungendo nel 2020 il massimo storico degli ultimi quindici anni: 1 milione e 346mila minori, ben 209mila in più rispetto al 2019, sono in condizioni di povertà assoluta. Un dato destinato a crescere con la crisi economica generata dalla pandemia, dovuto in larga parte all'aumento consistente del numero di genitori che hanno perso il lavoro, con la conseguente diminuzione delle loro disponibilità economiche. 

Oggi è il momento di agire per rilanciare il nostro Paese, ripartendo proprio dalle giovani generazioni. Per invertire la rotta è necessario sfruttare appieno il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, che deve mettere al centro il diritto ad un'educazione di qualità per tutti, dando enfasi alla miglior esperienza realizzata direttamente sul campo, tenendo conto dell'imminente digitalizzazione in atto. 

Nell'ultimo anno, a causa del prolungato lockdown e al conseguente isolamento che i giovani hanno vissuto, sono emersi tutti i limiti della loro scarsa conoscenza del mondo digitale. Occorre pertanto agire in fretta, non solo per garantire quanto prima ai nostri figli l'accesso alle reti e agli strumenti tecnologici, ma anche e soprattutto per consentire loro l'acquisizione delle competenze digitali sempre più necessarie per la crescita.

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