Smart Working: è boom di computer da smaltire.

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Smart Working: è boom di computer da smaltire. In evidenza

L'avvento e il protrarsi dell'emergenza epidemiologica da Coronavirus (Covid-19), ha reso sempre più necessario il frequente ricorso alla tecnologia in ogni settore. Ne è un esempio il maggior utilizzo dello Smart Working una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa già prevista in Italia dall'art.18 della Legge 81/2017, con la quale si stabilisce che attraverso un accordo siglato fra datore di lavoro e lavoratore subordinato è possibile rendere la prestazione in luoghi e tempi diversi dai locali aziendali e dal classico orario di lavoro. 

Il confinamento ha accresciuto ulteriormente il ricorso a questa pratica e, di conseguenza, l'acquisto di più moderni dispositivi informatici per equipaggiarsi. Le conseguenze per l'ambiente di questa frenetica corsa allo shopping compulsivo, non sono certo positive. Anzi, tutto il contrario.

In Francia, l'83% delle aziende ha recentemente investito risorse economiche per l'acquisto di dispositivi informatici di ultima generazione, ma a fronte di questo il 33% dei responsabili IT ha confessato di non avere la più pallida idea di dove si trovino una parte dei propri rifiuti elettronici. Una questione molto preoccupante dato che il 22% circa dei computer fissi e desktop in Europa, diventeranno obsoleti entro il prossimo anno. 

Recenti studi ed indagini confermano come i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), stiano costantemente aumentando di anno in anno, nelle discariche di tutto il mondo. Si tratta per lo più di oggetti che inquinano l'ambiente, oltre ad essere tossici per la nostra salute. Se conferiti e riutilizzati in modo corretto, potrebbero valere un vero e proprio tesoro in quanto contengono una lunga lista di metalli preziosi come oro, platino, argento, rame e così via.

Se non si pone rimedio a questo preoccupante trend, i prodotti elettronici che finiranno negli inceneritori o discariche comunali diventeranno 74 tonnellate entro il 2030 e raddoppieranno nei prossimi quindici anni. Ma come possiamo interrompere questa tendenza?

L'economia circolare prevede lo smaltimento dell'immondizia elettronica attraverso una filiera organizzata fra singoli comuni e società private, che permettono il normale recupero di alcuni componenti dei dispositivi elettronici per consentire la loro rigenerazione. 

Ogni individuo, quindi, può contribuire a fare la sua parte imparando a separare in modo corretto i vari pezzi elettronici dal resto, laddove possibile, recandosi personalmente ai punti di raccolta pubblici dislocati sul proprio territorio per lo smaltimento formale, oppure usufruire del porta a porta seguendo le varie indicazioni e modalità impartite dai municipi, anche segnalando eventuali disservizi. 

Inoltre gli esperti delle Nazioni Unite raccomandano ai genitori di non far giocare i propri figli con dispositivi elettronici rotti o mal conservati, ma anche di evitare il più possibile il ricorso alle riparazioni fai da te, anche se in casa ci sono adolescenti o smanettoni appassionati. 

Circuiti e piccoli pezzi elettronici disperdono alcune tracce nell'ambiente, oltre ad essere pericolosi per la salute. Una notizia positiva sembra in arrivo. Dopo lunghi anni di consumismo elettronico sfrenato, si segnala un fiorente incremento di botteghe e centri specializzati per la riparazione di oggetti elettronici nelle maggiori città italiane. Per quanto concerne il settore degli elettrodomestici, oggi fanno sempre più affari i rivenditori che offrono alla clientela servizi di assistenza in loco, senza contare che il mercato di oggetti elettronici rigenerati e garantiti è sempre più in voga. 

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